mercoledì 31 marzo 2010

Proiezione: A 30 miolini di km dalla terra. Il film girato a sperlonga

Giovedi 15 Aprile 2010
"A 30 milioni di Km dalla Terra"
Regia: N. Juran Anno:1957
Con: William Hopper e Joan Taylor Genere: fantascienza
Il film è stato girato a Sperlonga

L'Associazione culturale TerrAurunca, il Comune di Formia, con il patrocinio del Parco naturale dei monti aurunci sono lieti di presentare la rassegna cinematografica dal titolo "La terra del cinema" che si terrà con frequenza settimanale dal 01/04/10 al 13/05/10 a Formia (LT), Archivio comunale via Lavanga 140,
ore 20.45
Ingresso gratuito.


Trama:
Di ritorno dal pianeta Venere un'astronave USA sprofonda nel mar di Sicilia vicino a un paese chiamato Gerra (Sperlonga).
Si salvano il colonnello Calder e un rettile venusiano di aspetto antropomorfo che, trasferito nello zoo di Roma, per effetto dell'atmosfera terrestre assume proporzioni gigantesche ed evade. Affrontato un elefante dello zoo e ridotto in rovina mezza Roma, è abbattuto a cannonate sulla sommità del Colosseo. "Caro è il prezzo che l'uomo è sempre costretto a pagare per amore del progresso".

mercoledì 24 febbraio 2010

La terra del Cinema

L’Associazione culturale TerrAurunca, il Comune di Formia, con il patrocinio del Parco regionale dei monti aurunci sono lieti di presentare la rassegna cinematografica dal titolo “La terra del cinema” che si terrà dal 01/04/10 al 13/05/10 a Formia (LT), con frequenza settimanale presso la sala comunale di Formia "Archivio Comunale".
La rassegna cinematografica, dal titolo “La terra del cinema”, vuole proporre al gentile pubblico una serie di film girati nel comprensorio e perciò strettamente legati con l’identità e il costume di questa terra.

Il Programma (che potrà subire modifiche) prevede la proiezione di 5 film+1 Documentario tra cui:

TITOLO FILM REGISTA ANNO LOCATIONS

Totò terzo uomo - Mario Mattoli 1951 Formia-Minturno
Giorni d'amore - G.De Santis 1954 Fondi
A 30 milioni di km dalla terra - N. Juran 1957 Sperlonga
Bluff - S.Corbucci 1976 Gaeta
Scipione detto anche l'africano - Magni 1971 Itri

Al termine del cineforum verrà proiettato in anteprima il documentario: "(H)olivewood" di Luca Corretti, alla presenza dell’autore.
Alle proiezioni saranno presenti critici e autori cinematografici che introdurranno il pubblico alla visione dei film.

Il presidente
Daniele Iadicicco

Giorni d'amore - Set: Fondi

Giorni d'amore è un film del 1954 diretto dal regista neorealista Giuseppe De Santis e interpretato tra gli altri da Marcello Mastroianni.

Il film è stato girato in parte a Fondi, paese natale del regista in provincia di Latina, ed ha impiegato nel ruolo di attori e comparse molti veri abitanti del luogo. Il pittore Domenico Purificato ha curato per questo film la scenografia, i costumi e lo studio del colore. L'aver affidato ad un artista lo studio del colore fu una novità assoluta per l'industria cinematografica italiana.

Trama

In un paesino della Ciociaria due giovani poveri contadini rimandano continuamente le nozze per motivi economici. Le due famiglie, molto amiche tra loro, dopo aver discusso di un eventuale matrimonio e fatti un po' di conti spingono il ragazzo a rapire la giovane fidanzata con il fine di evitare la cerimonia nuziale. Nella loro trama non hanno tenuto conto della sorte ... ma tutto è bene quello che finisce bene.

Scritto da Libero de Libero, Elio Petri e Gianni Puccini, il film è liberamente ispirato a "Tre soldi di speranza".

Il Corsaro Nero - Set: Sperlonga Formia

Nazione: Italia / Spagna
Anno: 1971
Durata: 103 minuti
Genere: Avventura

Regia: Vincent Thomas (Lorenzo Gicca
Palli)
Soggetto: Lorenzo Gicca Palli
Sceneggiatura: George Martin (Jorge Martinez)
Musiche: Gino Peguri
Prodotto da: Gabriele Silvestri
Girato in: Spagna e Italia

Trama: Capitan Blackie (Terence Hill), pirata britannico, vorrebbe assaltare la nave che porta l'oro dalle colonie spagnole alla madrepatria. Ma non è l'unico, infatti altri pirati hanno lo stesso intento. Quando però si scopre che la nave non contiene oro, ma trasporta la moglie del viceré della colonia, Blakie decide di rapirla per chiedere un forte riscatto. Anche Skull (Bud Spencer) però vorrebbe la donna per avere l'oro, così si allea con i pirati rivali di Blakie...

Cast: Terence Hill (capitan Blackie)
Bud Spencer (Skull)
Silvia Monti (donna Isabella), George Martin (don Pedro di Mendoza), Diana Lorys (Carmen), Monica Randall (Manuela), Sal Borgese (Martin), Pat Basil (Stiller), Fernando Bilbao (Muko), Edmund Purdom (viceré), Alan Collins (Montbar), Carlo Reali (Delussac), Luciano Catenacci (Jay), Paolo Magalotti (don Alonso), Remo Capitani (marinaio nella taverna), Sergio Smacchi (marinaio nella taverna), Osiride Pevarello (marinaio nella taverna), Omero Capanna (pirata), Giuliano Dower, Flavio Caballero, Aldo Cecconi, Gustavo Re.

La ciociara - Set: Itri

La ciociara è un film del 1960 diretto da Vittorio De Sica.

Presentato in concorso al Festival di Cannes 1961, valse alla sua protagonista Sophia Loren il premio per la migliore interpretazione femminile.

Trama

Cesira è una giovane vedova, forte e risoluta, che vive a Roma insieme alla figlia di 13 anni, Rosetta, durante la seconda guerra mondiale.

Per sfuggire ai bombardamenti e alle mille insidie di una città allo sbando, affida il proprio negozio a Giovanni, un vecchio amico del marito, e intraprende un viaggio non semplice per rifugiarsi insieme alla figlia a Vallecorsa in Ciociaria, paese d'origine della famiglia.

Arrivate non senza difficoltà a destinazione, Cesira fa subito la conoscenza di Michele, un giovane intellettuale comunista che ha trovato rifugio anche lui in quei posti. Dopo alcuni attriti iniziali Cesira si innamora di Michele, al quale anche Rosetta si affeziona come se avesse trovato quel padre che non ha mai avuto. Michele però, viene preso da cinque soldati nazisti proprio pochi giorni prima della liberazione e si incammina con loro sui monti senza lasciare più sue tracce.

Quando il peggio sembra passato Cesira decide di far ritorno a Roma, ma proprio questo viaggio verso la serenità risulta fatale. Sulla via verso la città le due, fermatesi in una chiesa diroccata per riposarsi, vengono aggredite e violentate da un gruppo di soldati marocchini.

Rosetta, che era solo una bambina, ne esce profondamente traumatizzata, chiusa in un freddo silenzio. Cesira è colpita da un dolore profondo, turbata più per la figlia che per sé, non sa come poterla aiutare a sciogliere un rancore che sembra dominarla e prevalere su tutto. Alla notizia della tragica morte di Michele, fucilato in montagna dai nazisti come si sospettava, le due donne si abbandonano, insieme, a versare lacrime cariche di dolore, di disperazione, in un pianto più che mai liberatorio, mostrandoci una madre e sua figlia nonostante tutto e inevitabilmente attaccate l'una all'altra.
Dal libro al film

Il film pur restando molto fedele al romanzo di Alberto Moravia, ne smussa alcune parti più aspre e polemiche. Entrambe le opere hanno il grande pregio di trasmettere attraverso il toccante personaggio di Cesira, la ciociara, il dramma dello stupro vissuto nel doppio ruolo di donna e di madre. Il neorealismo italiano, qui rappresentato ai massimi livelli da Vittorio De Sica regista e Cesare Zavattini sceneggiatore, tocca uno dei suoi apici, in un film nel quale lo stupro è anche metafora della guerra. Così come la donna e la bambina pur ritornando alla vita normale, non saranno più le stesse di prima dopo una tale violenza, così l'intero Paese deve ritrovare faticosamente una sua dimensione dopo una lunga e lacerante guerra. Una tragica profezia del destino della società del dopoguerra è mostrata nella donna col seno scoperto, a cui mortole il figlio, non le rimane chi allattare e gira disperata in un paese cercando chi sfamare.

Sophia Loren raccoglie i più grandi premi del mondo con un ruolo drammatico e che poteva sembrare troppo impegnativo per una ragazza di soli 26 anni. E invece, per l'attrice che aveva fatto fortuna con la commedia italiana anni cinquanta e che da poco si era affacciata timidamente ad Hollywood, La ciociara è la definitiva consacrazione a stella del cinema.
Curiosità

* A Sophia Loren era in origine destinato il ruolo di Rosetta, mentre per Cesira era stata convocata Anna Magnani, che preferì rinunciare quando seppe di dover interpretare la parte della madre di Sophia.
* L'Oscar vinto da Sophia Loren fu il primo assegnato ad un'attrice per un ruolo in un film non in lingua inglese.
* Quando in Italia arrivò la notizia dell'Oscar assegnato a Sophia Loren per il film, il cronista Lello Bersani venne inviato alle sei del mattino con una troupe della RAI a casa dell'attrice per intervistarla. L'intervista non fu mandata in onda perché giudicata inopportuna dai funzionari dell'azienda televisiva: l'attrice infatti compariva in vestaglia accanto a Carlo Ponti, che non aveva ancora regolarizzato la sua posizione coniugale secondo la legge italiana. Comunque l'intervista fu mostrata diversi anni dopo essendo tuttora conservata nell'archivio RAI.
* Data la giovanissima età di Eleonora Brown, interprete della piccola Rosetta, regia e troupe non le parlarono di una scena di stupro ma di violenza gratuita a suon di percosse, così come appariva ad un pubblico giovanissimo quando il film fu trasmesso in RAI negli anni Settanta.
* Alcune scene del film sono state girate a Itri.
* Le due donne sono vittime dello stupro in una chiesa abbandonata e incustodita.

Incassi

Incasso accertato per le sale a tutto il 30 giugno 1965 £ 1.549.368.604

I due nemici - Set: Itri

I due nemici è un film del 1961 diretto da Guy Hamilton.

Il film è ambientato nel secondo conflitto mondiale, durante la Campagna dell'Africa Orientale, nel 1941.
Trama [modifica]

Le truppe italiane sono ormai in difficoltà, e sono braccate dall'imponente armata britannica, meglio organizzata e determinata.

Durante un volo di ricognizione finito con un duro schianto, il flemmatico Maggiore Richardson (David Niven), viene catturato dai soldati italiani della squadra del Maggiore Fornari (Amedeo Nazzari).

Durante un agguato teso dagli italiani, il Maggiore Fornari, malauguratamente muore investito da una camionetta inglese impazzita sfuggita al controllo del guidatore. Tocca al Capitano Blasi (Alberto Sordi) prendere il comando della squadra, sempre braccata dagli inglesi di Richardson. Il Capitano Blasi, confidando nelle sue abilità tattiche, chiede a Richardson di dire agli inglesi di non continuare a inseguirli, in cambio della sua libertà. Richardson accetta, ma sarà costretto poco dopo dall'alto comando, a recarsi nuovamente in cerca della sfinita formazione italiana, facente parte di una adunata collettiva all'interno del Forte Degashoa. Il Capitano Blasi arriva nel frattempo al forte, dove non trova però nessuno. Scopre inoltre di essere stato accerchiato dalle truppe inglesi di Richardson, alle quali cerca di giocare un tiro disperato, cercando di fuggire a piedi sulle montagne.

Gli inglesi, dopo aver subìto lo smacco, si mettono all'inseguimento. Dopo vari colpi di sfortuna ed equivoci, i due schieramenti si ritrovano uniti in fuga da un incendio provocato da alcuni indigeni nella boscaglia abissina. Dopo essersi messi in viaggio per il ritorno, gli inglesi e gli italiani (prigionieri di Richardson) attraversano la regione dominata dalle armate di Ras Degeda. Sostano in un villaggio deserto, dove vengono accerchiati dall'astuto Ras. La situazione è affrontata con solidità dalle squadre inglese e italiana, ormai da tempo unite moralmente, le quali si aiutano a vicenda tentando di trovare una soluzione.

Nonostante Blasi e Richardson continuino a punzecchiarsi l'un l'altro, in quel momento di pericolo si rendono conto di essere accomunati dal pensiero di una guerra sbagliata e dalla speranza che finisca al più presto. Si aiutano allora per scampare alla cattura, ma finiscono prigionieri di Ras Degeda insieme ai loro soldati. A tutti vengono tolte le scarpe e tutti sono obbligati a marciare scalzi.

Alla prima strada asfaltata, l'entusiasmo è generale, ma Blasi scopre di trovarsi a breve distanza da Addis Abeba italiana. Gli entusiasmi di colpo si placano e ognuno freddamente prende la sua strada, come se i due schieramenti non si fossero mai incontrati.

Gli inglesi scopriranno poi che Addis Abeba era da qualche giorno caduta in mano alleata. Gli italiani di Blasi verranno così catturati e trasferiti in un campo di prigionia. Mentre verranno condotti al treno per la deportazione, riceveranno l'onore delle armi dai compagni di sventura inglesi.

Scipione detto anche l'africano - Set: Itri

Scipione Detto Anche l'Africano
Cast
Marcello Mastroianni, Silvana Mangano, Vittorio Gassman, Ruggero Mastroianni, Turi Ferro, Woody Strode, Fosco Giachetti, Ben Ekland, Christian Aligny, Enzo Fiermonte
Regia
Luigi Magni
Sceneggiatura
Luigi Magni
Durata
01:48:00
Data di uscita
1970
Genere
Commedia
Distribuito da
INTERFILM, DVD: 01 DISTRIBUTION HOME VIDEO (2009)

Trama

Publio Cornelio Scipione, detto l'Africano, e suo fratello Lucio, detto l'Asiatico, sono accusati in Senato da Catone il Censore di essersi appropriati di cinquecento talenti, tributo di Antioco, re della Siria. In realtà Catone non è tanto preoccupato di sapere quale fine abbia fatto quel denaro quanto di infliggere un colpo al prestigio dell'Africano per evitare che, in un periodo in cui a Roma scarseggiano i grandi uomini, la personalità del celebre condottiero faccia correre alla Repubblica il rischio di una dittatura. Da uomo profondamente integerrimo - lo è tanto che Emilia, sua moglie, stanca della sua disumana perfezione ha chiesto il divorzio - l'Africano si accende di sdegno all'accusa di Catone e continua a proclamarsi innocente anche quando il Censore, trionfante, esibisce davanti al Senato una ricevuta del versamento fatto da Antioco, firmata Scipione A. Ma si tratta dell'Africano o dell'Asiatico? Durante un incontro con quest'ultimo, Publio Cornelio Scipione scopre che ad appropriarsi dei cinquecento talenti è stato proprio suo fratello per cui, in nome della romana fierezza, lo denuncia a Catone. Rendendosi conto che il nobile gesto dell'Africano può aumentarne ancora pericolosamente il prestigio, Catone trama per impedirglielo. Consapevole che la Repubblica non tollera uomini della sua levatura, Scipione si accusa, davanti al Senato di essere il colpevole e di aver compiuto inesistenti soprusi e ruberie. I senatori che ora lo considerano un comune mortale, lo perdonano ma l'Africano preferisce prendere, subito dopo, la triste via dell'esilio.